Scritto il 07 Lug 2026
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CRYPTO NON DICHIARATE: PERCHÉ CONVIENE METTERSI IN REGOLA PRIMA DEL 2027

Chi ha comprato o venduto cryptovalute — Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra — deve conoscere una novità che lo riguarda da vicino.

Con un provvedimento del 22 giugno 2026, l’Agenzia delle Entrate ha definito le regole che obbligano le piattaforme di scambio (gli “exchange”) a comunicare al Fisco chi possiede cripto-attività e quali operazioni ha fatto. Non è un’iniziativa italiana isolata: nasce da una direttiva europea (la cosiddetta DAC8) e da un accordo internazionale. Questi dati verranno poi scambiati in automatico tra i Paesi aderenti.

Le prime comunicazioni partiranno entro il 30 giugno 2027 e riguarderanno le operazioni del 2026. In pratica: ciò che oggi avviene su un exchange, domani sarà noto all’Agenzia delle Entrate.

Cosa cambia in concreto? Fino a ieri chi non dichiarava le cripto contava sul fatto che il Fisco non ne sapesse nulla. Questo margine sta per sparire. Chi ha un conto su una piattaforma soggetta all’obbligo vedrà comunque arrivare i propri dati.

E in caso di mancata dichiarazione? Le criptovalute vanno indicate nella dichiarazione dei redditi per due motivi: il monitoraggio del possesso (il quadro RW) e la tassazione degli eventuali guadagni. Chi non lo fa rischia le sanzioni sul mancato monitoraggio, il recupero delle imposte non versate sulle plusvalenze, più interessi e ulteriori sanzioni. Con lo scambio automatico dei dati, la probabilità di essere individuati cresce molto.

Una buona notizia c’è: chi ha posizioni non dichiarate degli anni scorsi dispone di strumenti per regolarizzare prima che arrivi un controllo, riducendo le sanzioni.

Il nostro Studio si occupa da anni della fiscalità delle criptovalute. Se vuoi supporto in questa materia, contattaci.

Christian Penso