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POSSO PASSARE COL SEMAFORO GIALLO? QUANDO IL PROFESSIONISTA NON TI DEVE VENDERE FALSE CERTEZZE
Nel rapporto tra il cliente e il suo commercialista c’è sempre una richiesta implicita: avere certezze.
È comprensibile. Chi deve prendere una decisione vuole sapere se una certa operazione si può fare oppure no, se una certa interpretazione è corretta oppure sbagliata, se un comportamento espone a un rischio oppure no.
Ma nel diritto non sempre la risposta più corretta è bianca o nera. Anzi, a volte una risposta netta è meno precisa di una risposta grigia.
Il punto non è soltanto sapere che cosa dice una norma. Il punto è capire come quella norma si applica a un fatto concreto e, soprattutto, come quel fatto verrà visto da chi sarà chiamato a giudicarlo.
Un esempio molto semplice è il semaforo giallo.
La regola è chiara: bisogna fermarsi, salvo che ci si trovi così vicini all’incrocio da non potersi più arrestare in condizioni di sicurezza.
Poi però arriva la domanda: passo o non passo?
E la risposta è: dipende.
Dipende da quanto tempo è diventato giallo. Da quanto sei distante dalla linea di arresto. Dalla velocità. Dagli altri veicoli intorno a te. Dalla possibilità concreta di fermarti senza creare un pericolo.
E, se poi qualcuno dovrà valutare ciò che è accaduto, conta anche un’altra cosa: che cosa ha visto lui? Se c’era un vigile, che posizione aveva? Che cosa ha visto del semaforo, della tua auto, della distanza e della velocità?
La norma non è cambiata. Sono i fatti, e la loro ricostruzione, a determinare la risposta.
Lo stesso accade con il fuorigioco nel calcio.
La regola è scritta e, nei suoi principi, è chiara. Poi guardi un’azione e chiedi: era fuorigioco oppure no? Gli espertissimi tifosi sono sempre d’accordo?
Per rispondere bisogna sapere dove si trovavano i giocatori nell’istante esatto del passaggio, chi partecipava all’azione, quale posizione aveva ciascuno.
E alla fine c’è sempre l’arbitro. E non tutti, prima, possono prevedere che cosa dirà. Non perché non conoscono la regola, ma perché spesso ognuno vede i fatti da un’angolatura diversa.
Tu puoi aver visto una cosa. Un altro spettatore può averne vista un’altra. L’arbitro deve decidere sulla base di ciò che ha visto e degli elementi che ha a disposizione.
Nel diritto succede continuamente la stessa cosa.
La norma può essere davanti a noi, scritta nero su bianco, con l’aggravante che a volte è oggettivamente scritta male. Bisogna interpretarla, applicarla a fatti che raramente coincidono perfettamente con quelli immaginati dal legislatore e considerare come quella stessa situazione potrà essere valutata da altri: l’Amministrazione fina aria, un giudice, un’autorità di controllo.
Per questo il compito del professionista non è sempre quello di dire “sì” o “no”, “bianco” o “nero”.
A volte il suo compito è più difficile: spiegare in quale zona di grigio ci troviamo, quanto quel grigio sia chiaro o scuro, quali elementi spingano da una parte e quali dall’altra e quale sia il rischio che prevalga una lettura diversa.
L’incertezza, quando esiste, non va nascosta, ma va misurata, spiegata e gestita.
Sapere di trovarsi in una zona grigia può essere molto più utile che ricevere una certezza che, in realtà, non esiste.
Christian Penso