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DEBITI DIMENTICATI IN BILANCIO: L’AGENZIA NON PUÒ TASSARLI QUANDO VUOLE
Nella contabilità di quasi tutte le imprese ci sono debiti che, con ogni probabilità, non saranno mai pagati. A volte si tratta di importi minimi: la fattura di un fornitore di pochi euro, mai saldata e mai sollecitata. Altre volte le cifre sono più consistenti.
I motivi sono i più vari. Un fornitore che ha chiuso l’attività e non ha più reclamato il pagamento. Un finanziamento di un vecchio socio uscito dalla società, che nessuno ha più formalizzato. Una contestazione su una fornitura difettosa, rimasta in sospeso per anni senza che nessuna delle due parti abbia fatto il primo passo. Il debito resta lì, iscritto, anno dopo anno.
A un certo punto può arrivare la verifica. E in alcuni casi l’Agenzia delle Entrate, vedendo che quel debito non viene pagato da tempo, pretende di tassarlo. Il ragionamento del Fisco è questo: se non paghi, vuol dire che quel debito non esiste più, quindi è diventato un guadagno (una “sopravvenienza attiva”, art. 88 TUIR) e va tassato.
Questo ragionamento, però, è sbagliato. E la Corte di Cassazione lo ha confermato di recente (ord. n. 2885 del 9 febbraio 2026).
Un debito non può restare iscritto in contabilità all’infinito. Esiste un momento preciso in cui va cancellato e tassato. Ma quel momento non lo decide l’Agenzia: lo decide la legge. È il momento in cui il debito si prescrive, cioè quando è passato tutto il tempo previsto perché il creditore perda il diritto di chiedere il pagamento. Finché quel termine non è maturato, il debito resta un debito vero, e non si può tassare nulla.
Quanto tempo serve? In linea generale, il credito per la vendita di beni si prescrive in dieci anni (art. 2946 c.c.), mentre per alcuni servizi e prestazioni periodiche i termini possono essere più brevi (art. 2948 c.c.).
Attenzione, però, perché la prescrizione non scatta da sola con il semplice passare del tempo. Se l’impresa “riconosce” il debito, il conto riparte da capo (art. 2944 c.c.). E il riconoscimento può essere anche implicito: la giurisprudenza considera tale, ad esempio, il versamento di un acconto o la richiesta di una dilazione di pagamento. Significa che un debito molto vecchio potrebbe non essere affatto prescritto.
La conseguenza pratica è duplice. Da un lato, l’impresa non deve subire una tassazione solo perché un debito è rimasto fermo in contabilità. Dall’altro, non deve dare per scontato che un debito vecchio sia automaticamente “sparito”. Capire se e quando la prescrizione è maturata richiede una verifica caso per caso.
Il nostro Studio assiste prevalentemente imprese ed è molto attento a guidarle nel labirinto della fiscalità italiana, per tutelarle da possibili disavventure fiscali. Se cercate un commercialista così, contattateci.
Christian Penso