PROTEGGERE LA SOCIETÀ DAI RISCHI 231 PER DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA

La “responsabilità 231” delle persone giuridiche si sta allargando ai reati tributari, che possono coinvolgere organizzazioni in tutto o in parte consapevoli.

Il Decreto Fiscale del 2019 (D.L. 26 ottobre 2019, n. 124) introduce il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti nel catalogo dei reati presupposto rilevanti per  la responsabilità amministrativa degli Enti ai sensi del Decreto Legislativo n. 231/2001.

Un po’ alla volta, la “responsabilità 231 delle persone giuridiche” si stia allargando a coprire i reati tributari commessi nell’interesse o a vantaggio delle società. Non manca molto ad includerli tutti.

È decisamente ora che le imprese inizino a dotarsi di Modelli di Organizzazione e Gestione orientati alla prevenzione tout court dei reati fiscali.

Lo sforzo necessario non sembra improponibile.

Già ora, l’ordinata gestione della fiscalità e di tutti i movimenti finanziari e di tesoreria (e della relativa documentazione) sono gli elementi fondamentali intorno ai quali ruota non solo la prevenzione di buona parte dei c.d. “reati 231” (corruzione, pubblica e privata; riciclaggio e ricettazione; reati societari; etc.), ma anche il sistema di allerta e prevenzione della crisi e discontinuità aziendale.

Le imprese dovranno dunque documentare regole e procedure per la gestione delle dichiarazioni e dei pagamenti fiscali (definizione di ruoli, passaggi, deleghe), prevedere modalità per la redazione e revisione costante dei budget, modalità di reporting, controllo di indici sintomatici d’irregolarità (riconciliazione delle fatture ricevute con gli ordini d’acquisto, uso limitato del contante, verifica della registrazione dei fornitori presso le camere di commercio, controllo sulla residenza dei fornitori in paradisi fiscali, archiviazione della documentazione contrattuale, etc.).

Per le società già dotate di Modelli 231, i controlli e le procedure già esistenti in materia di bilancio, di tesoreria e di gestione delle spese, molto spesso contemplati in funzione della prevenzione dei reati societari (ad es. il cd. falso in bilancio) potranno essere utilizzati anche per prevenire la violazione di reati in materia di imposte.

Per le altre società che non sono ancora dotate dei Modelli 231, è forse giunto il momento di prendere in considerazione l’idea di introdurli, magari in maniera graduale, perché i rischi fiscali connessi alla propria attività le espongono non solo al rischio delle consuete, pesanti, sanzioni tributarie, ma anche a tutte le conseguenze sanzionatorie previste dal Decreto 231.

L’esperienza insegna che in questi anni le imprese possono a volte trovarsi indagate o accusate per l’asserita partecipazione a frodi senza esserne nemmeno consapevoli. L’adozione dei Modelli 231 è certamente un efficace strumento di mitigazione di questo rischio.

Christian Penso