PATENT BOX: IL FISCO INVENTA GLI ACCORDI PREVENTIVI POSTUMI

Entro poche settimane i contribuenti che hanno siglato, o speravano di siglare, un accordo preventivo in materia di Patent box devono capire come incassarne i benefici tramite la dichiarazione dei redditi.

 

Il “Patent box” è un regime fiscale agevolativo opzionale (introdotto dall’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge n. 190 del 2014) che prevede la tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di alcune tipologie di beni immateriali, a partire da marchi, brevetti e know-how.

L’utilizzo può essere “indiretto”, quando gli intangibili sono concessi in uso a terzi dietro il pagamento di canoni solitamente periodici.

In questo caso (tralasciando qui le specificità relative alla concessione a soggetti dello stesso gruppo) il ritorno economico è facilmente misurabile sia dal contribuente che dal Fisco, perché coincide con la differenza tra i ricavi costituiti dalle royalties e i costi di creazione, manutenzione, tutela ecc. degli stessi beni. Insomma è possibile redigere senza troppe complicazioni un conto economico ad hoc per l’utilizzo dei beni agevolati, il cui risultato sarà alla base dei calcoli del reddito agevolato.

L’utilizzo è invece “diretto” in tutti i casi nei quali è il contribuente stesso ad usufruire nella propria attività aziendale dei benefici derivanti dal possesso degli intangibili, i quali consentono di ottenere ricavi e margini più alti di quelli che si registrerebbero in loro assenza. I benefici economici, dunque, sono parte dei risultati aziendali complessivi, e dire quanta parte degli utili derivi da un certo bene immateriale e quanta dipenda, ad esempio, dal processo di vendita, è un esercizio assai arduo.

Il legislatore era consapevole di questo, e per evitare prevedibili e infinite discussioni con i contribuenti sulle modalità di individuazione dei benefici agevolabili, derivanti dall’utilizzo diretto degli intangibili, ha previsto la possibilità di stipulare accordi preventivi Fisco-contribuenti aventi ad oggetto le modalità di calcolo.

Qualcosa però è andato storto, perché le notevoli difficoltà tecniche della materia e la mancanza di esperienza dell’Agenzia delle entrate a gestire migliaia di tavoli di confronto con le imprese, hanno fatto sì che gli “accordi preventivi” siano nella realtà quasi sempre “accordi postumi”, che vengono siglati allo scadere del quinquennio che dovrebbero disciplinare.

In questo modo i contribuenti si trovano nelle condizioni di non sapere come gestire concretamente le dichiarazioni dei redditi, e a chiedersi come incassare a posteriori i benefici del Patent box che da anni inseguono.

Negli ultimi mesi l’Agenzia delle entrate si è espressa incidentalmente su questi problemi in alcune circolari e risoluzioni, e oggi finalmente il quadro, che abbiamo verificato in confronti diretti con funzionari dell’Agenzia, è abbastanza chiaro.

Se avete appena aderito ad un accordo “preventivo postumo” col Fisco in materia di Patent box, o se avete perso la speranza di concluderlo e volete comunque incassare l’agevolazione alla quale avete diritto, contattateci subito. Mancano poche settimane al termine per l’invio delle dichiarazioni dei redditi!

Contattateci!

 

Christian Penso