Crypto: NIENTE IVA SUL MINING

Del resto, a chi si dovrebbe fatturare?


Il Fisco prosegue la propria opera di mappatura del nuovo uni(o meta)-verso dei cryptoassets.

La Risposta ad interpello n. 508/2022 pubblicata dall’Agenzia delle entrate è un nuovo piccolo manuale di cryptofiscalità, che si occupa del mining.

Proviamo a sintetizzarla in termini per non addetti ai lavori (fiscali).

L’Agenzia parte dall’Iva.

Occorre assoggettare all’imposta i ricavi derivanti dall’attività di mining?

La risposta è negativa, perché, in breve, l’Iva si applica agli scambi di beni o servizi, mentre il miner non ha né una controparte contrattuale, in quanto è compensato da un sistema anonimo, né la certezza di arrivare per primo a validare un blocco della blockchain assicurandosi il premio, e dunque non si configura un vero e proprio scambio tra un compenso certo e la sua attività, che potrebbe rimanere non remunerata.

Il miner dunque non è tenuto ad emettere fatture (del resto non saprebbe a chi intestarle!), ma non potrà nemmeno detrarsi l’Iva sugli acquisti.

L’Agenzia passa poi alle imposte sui redditi e all’IRAP, affermando implicitamente che l’attività di mining è un’attività di impresa, ancorché senza Partita Iva.

Il reddito del miner dunque sarà calcolato come differenza tra ricavi e costi, secondo tutte le regole valide per le imprese. L’Agenzia si dilunga in particolare sulle modalità di conversione in Euro delle transazioni in valuta virtuale: nulla di nuovo per chi opera in criptovalute, se non per il fatto che gli utili maturati al 31 dicembre per effetto dei cambi relativi alle crypto detenute sono tassati, e le perdite invece sono dedotte dal reddito.

Il nostro Studio si occupa abitualmente di criptovalute. Se avete bisogno di chiarimenti o assistenza contattateci!

 

        Christian Penso