MINI IRES: SUDOKU FISCALE

Ampiamente delusa la promessa di un sconto fiscale del 9% sull’acquisto di beni strumentali nuovi.

Ires al 15 per cento – Si taglia dal 24 per cento al 15 per cento l’Ires sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile.”. Così il 15 ottobre veniva presentata, in conferenza stampa, la cosiddetta mini IRES.

C’è quindi uno sconto del 9% sull’IRES applicabile agli utili reinvestiti?

No. Un conto è la sintesi per la stampa, altro conto è il “sudoku” normativo contenuto nella legge di bilancio 2019.

Senza troppo scendere in dettagli applicativi, cerchiamo comunque di comprendere le previsioni di legge.

Per ottenere l’agevolazione, che per inciso, a dispetto del nome, riguarda anche gli imprenditori individuali soggetti ad IRPEF, occorre, anzitutto, avere un utile dell’esercizio precedente da accantonare a riserva e un reddito dell’esercizio da agevolare.

Inoltre, occorre che il contribuente abbia effettuato investimenti in beni strumentali nuovi o assunzioni di nuovo personale (oppure entrambi contemporaneamente). Già da questo si vede che l’agevolazione è più complessa dell’ACE che sostituisce.

Poi è da capire cosa si debba intendere per “investimenti. La norma parla di realizzazione in Italia di nuovi impianti, completamento di opere sospese, ampliamento, riattivazione e ammodernamento di impianti esistenti e acquisto di beni strumentali materiali nuovi, anche mediante contratti di leasing, destinati a strutture in Italia. Sono esclusi gli investimenti in immobili e veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti.

Quindi se nel 2019 investiamo 100 in un impianto possiamo agevolare 100? Delusione! Scopriamo che per ammontare degli investimenti si deve intendere, anno per anno, l’importo degli ammortamenti fiscali su tali investimenti, e per di più con un limite determinabile solo sciogliendo un vero rompicapo. L’agevolazione ha infatti come tetto l’incremento del costo complessivo fiscalmente riconosciuto di tutti i beni strumentali materiali, ad eccezione di quelli esclusi (immobili, auto ecc.), assunto al lordo delle quote di ammortamento dei beni strumentali materiali nuovi dedotte nell’esercizio, rispetto al costo complessivo fiscalmente riconosciuto di tutti i beni strumentali materiali, ad eccezione di quelli esclusi, assunto al netto delle relative quote di ammortamento dedotte, del periodo d’imposta 2018.

Abbiamo svolto numerose simulazioni, e possiamo affermare che tutti i limiti e le condizioni sopra indicate rendono l’agevolazione quasi una chimera, sicuramente meno attraente di quanto possa apparire da una lettura superficiale della norma.

Concretamente infatti, le imposte risparmiate vanno generalmente, considerando tutto il periodo dell’ammortamento dei nuovi beni, dallo 0,8% al 4,5% dell’investimento. Il massimo raggiungibile in ipotesi davvero difficili da realizzare, è dell’8,10%.

Anche per quanto attiene al costo del personale agevolabile il computo è meno intuitivo del previso, pur se non cervellotico come per i cespiti. Occorre infatti che vi sia un incremento occupazionale, e precisamente un incremento del numero medio dei lavoratori dipendenti rispetto a quelli assunti al 30.09.2018 e un incremento del costo del personale rispetto a quello indicato nel bilancio dell’esercizio 2018.  Per completare il quadro, viene previsto un complesso meccanismo di riporto delle eccedenze inutilizzate dei 3 diversi parametri (utili accantonati, investimenti in beni strumentali e costo del personale).

Tutto questo fa assomigliare la “Mini IRES” più ad un astruso gioco enigmistico che ad un’agevolazione fiscale. Peccato!

Christian Penso