Le società estere di trading e la disciplina CFC

L’Agenzia delle entrate estende alle società estere di trading la disciplina delle CFC e i relativi obblighi dichiarativi

L’Agenzia delle Entrate, con un’interpretazione assai discutibile della norma, applica anche alle società di trading estere, che fanno capo a società italiane, la disciplina delle controlled foreign compagnies (CFC). Questo perché “le prestazioni di servizi infragruppo”, previste esplicitamente dalla norma del Tuir, sono assimilate alla nozione di lavorazioni prestate e di cessioni di beni effettuate ad altre società del gruppo.

Pertanto, in presenza di controllate estere che effettuano cessioni di beni infragruppo e che ritraggono da queste operazioni oltre il 50% dei propri proventi si deve per prima cosa fare il cd. tax rate test (tassazione effettiva inferiore al 50% di quella italiana).

Qualora il risultato del test fosse negativo, è necessario valutare se segnalare il possesso della partecipazione estera nel modello Unico.

La sanzione prevista per la mancata indicazione in Unico è pari al 10% del reddito del soggetto estero, con un minimo di 1.000 euro e un massimo di 50.000 euro. Probabilmente la prudenza e la misura della sanzione eventualmente applicabile guideranno le valutazioni da adottare.

Laura Macci