Occhio alla retorica della “lotta all’evasione”

Un luogo comune della politica, ormai logoro, per descrivere un prestito forzoso.

Dobbiamo sempre preoccuparci quando sentiamo parlare di “lotta all’evasione” fatta con nuove norme.

L’ultimo esempio è la manovra correttiva appena pubblicata (il DL 24 aprile 2017 n. 50), che contiene due belle sorprese per i titolari di partita Iva.

Primo: si riduce da 15.000 a 5.000 € la soglia al di sopra della quale occorre il “visto di conformità” di un commercialista o revisore per poter compensare un proprio legittimo credito di imposta con i propri debiti fiscali. Questo è un danno per gli onesti, i quali o sostengono costi inutili per farsi certificare i crediti fiscali, o li tengono lì. E proprio questo è l’effetto della norma: imprenditori e professionisti compenseranno meno crediti, rimanendo finanziatori coatti dell’Erario.

(Avete capito bene: non siamo interessati ad allargare il nostro business in questo modo).

Secondo: si allarga il meccanismo dello split payment, per cui saranno più numerose le operazioni fatturate per le quali un soggetto Iva non incasserà l’Iva dal cliente, perché questo la pagherà direttamente all’Erario. È un meccanismo ingiusto che inceppa il funzionamento dell’Iva, infatti, ancora una volta, si crea un prestito forzoso allo Stato, perché chi ha fatturato avrà meno Iva (o non ne avrà proprio) da cui detrarre quella dei propri costi. Sono colpiti in particolare i fornitori della pubblica amministrazione (controllate comprese) e delle principali società quotate. Perché loro? “Chi prendo prendo” sembra la risposta dello Stato Sovrano ai suoi sudditi. Con che faccia poi le istituzioni chiedono ai contribuenti un clima di collaborazione?

È chiaro allora che la lotta all’evasione fatta così vuol dire solo aumentare il gettito non a spese degli evasori, ma di alcuni fortunati onesti scelti senza logica apparente per avere il privilegio di finanziare l’Erario più degli altri. Aggiungere limiti e divieti, in questo Paese che ne ha già troppissimi, è una scorciatoia veloce rispetto alla vera caccia a chi guadagna sull’evasione e sulle frodi IVA.

A dirla tutta, e per finire, abbiamo il sentore che la combinazione di split payment, norma derogatoria ai principi IVA, e restrizione delle compensazioni libere sia non solo ingiusta, ma proprio illegittima, perché lede il principio di neutralità fiscale, sancito dalle norme comunitarie, facendo gravare rischi e oneri finanziari sul popolo delle partite Iva.

Qualcuno ogni tanto ha voglia di sfidare lo Stato Sovrano di fronte ai tribunali europei. Avrà tutto il nostro appoggio.

Christian Penso