Oggi è più facile l’aumento del capitale sociale con “earn out” e “bonus shares”

Nuovi scenari nelle operazioni di aumento di capitale sociale con le clausole di “earn out” e “bonus shares”.

Il Consiglio notarile di Milano, nella recente massima n. 170 del 7.11.2017, ha fornito interessanti precisazioni con riferimento alla possibile applicazione delle clausole di “earn out” e “bonus shares” alle operazioni di aumento di capitale sociale.

 

Le prime sono normalmente inserite nei contratti di cessione di partecipazioni societarie o di aziende e prevedono che il prezzo definitivo sia correlato a eventi economici futuri come ad esempio l’andamento del mercato o del fatturato.

 

Le clausole  di “bonus shares” prevedono invece a favore degli azionisti, che abbiano mantenuto per un determinato periodo di tempo ininterrotto la proprietà delle azioni di una società, l’assegnazione gratuita di un determinato numero di ulteriori azioni.

 

Nella massima si precisa che, in caso di aumento di capitale con conferimenti in natura, è legittima la previsione di emissione, con efficacia in un momento successivo alla sottoscrizione dell’aumento, di un numero di azioni ulteriori rispetto a quelle emesse al momento della sottoscrizione, al verificarsi di condizioni strettamente correlate al conferimento, quali ad esempio il raggiungimento di determinati risultati economici dell’azienda conferita o della società le cui partecipazioni sono state conferite.

 

In caso di aumento di capitale in denaro, inoltre, è considerata legittima la deliberazione di aumento che preveda l’emissione, con efficacia in un momento successivo alla sottoscrizione dell’aumento, di un numero di azioni ulteriori rispetto a quelle emesse al momento della sottoscrizione, al verificarsi di condizioni “soggettive” riferibili a ciascun sottoscrittore. Si pensi, ad esempio, alla mancata alienazione delle azioni sottoscritte per un determinato periodo di tempo che comporti  l’emissione delle cosiddette “bonus shares” per premiare la fedeltà degli azionisti.
Si sottolinea che entrambe le modalità di aumento di capitale presentano differenti conseguenze operative, da verificare di volta in volta, a seconda che la società abbia emesso azioni con o senza valore nominale.

 

Andrea Calafato