LE FAKE NEWS SUL MOSE

Nel corso dell’ultima puntata della trasmissione “Report”, andata in onda lunedì 7 maggio 2018 in prima serata su Rai Tre, è stato affermato e sostenuto, con ampiezza di particolari, che Paolo Venuti e Guido Penso, soci dello Studio Penso & Associati, avrebbero riciclato tangenti del Mose, acquistando immobili a Dubai per diversi milioni di euro per conto dell’ex Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. La notizia è stata poi ampiamente diffusa dalla stampa locale.

Si tratta di una notizia destituita di ogni fondamento: FAKE NEWS.

Ci si domanderà, a questo punto, come sia possibile che giornalisti esperti, come Sigfrido Ranucci e Michele Bellano, abbiano scelto di mandare comunque in onda una notizia “fake” di una tale gravità, senza disporre di alcuna prova.

La risposta è sconcertante: i giornalisti di Report si sono basati, dandone evidenza nel corso della trasmissione, su atti della Procura della Repubblica di Venezia, ma hanno omesso di informare il pubblico che si trattava di atti di indagine, verosimilmente coperti dal segreto istruttorio, risalenti a diversi anni fa, atti che non possono che rappresentare mere ipotesi investigative.

Non si può non essere d’accordo sul fatto che la magistratura fa correttamente il proprio lavoro quando indaga, anche sulla base di sole ipotesi di reato. Soltanto se poi, alla fine della fase istruttoria, le ipotesi vengono confermate, richiede il rinvio a giudizio dell’indagato.

Il che, in questo caso, non è avvenuto, perché sia la Procura che l’Agenzia delle Entrate sono da molto tempo perfettamente a conoscenza di chi sono gli investitori delle operazioni descritte dal preteso “scoop” di Report: nessuno di loro è legato in alcun modo alla vicenda Mose o al mondo della politica.

Per giornalisti di tale esperienza, non era certo difficile scoprire la verità.

A noi non sembra che Ranucci e Bellano abbiano fatto bene il proprio lavoro scegliendo di diffondere una fake news di tale gravità, che tra l’altro ha coinvolto anche terze persone completamente estranee ai fatti: così non si difende di certo il diritto all’informazione del cittadino. Al contrario, si diffonde la disinformazione e si influenza scorrettamente l’opinione pubblica, probabilmente anche dal punto di vista politico.