IL CRACK DELLE POPOLARI VENETE: BANKITALIA POTEVA NON SAPERE

 

Esiste un principio ormai consolidato nella giurisprudenza penale della Suprema Corte di Cassazione, secondo il quale chi è chiamato a svolgere funzioni di particolare importanza e delicatezza, per le quali sono richiesti specifici requisiti di professionalità e competenza, è sempre tenuto a svolgere anche tutte le attività di verifica e di controllo necessarie ad assicurare il rispetto della legalità, e qualora ometta di svolgere tali attività o le svolga malamente, non potrà in nessun caso giustificarsi dinanzi all’emersione di fatti di rilevanza penale  adducendo di non aver saputo o di non essere stato informato. Questo perché, data la professionalità richiesta dall’incarico, non poteva non sapere, e se davvero non sapeva, significa che la negligenza è stata  grave ed imperdonabile.

Ne sanno qualcosa le banche stesse ed i professionisti, che sono costretti a svolgere approfondite verifiche sulla propria clientela prima di accettare un incarico. E se dovesse poi emergere che tra i loro clienti vi sono delinquenti o mafiosi, non potrebbero di certo giustificarsi dicendo che non lo sapevano. Perché “non potevano non sapere“, usando le parole della Cassazione.

Apprendiamo invece oggi dalle cronache giudiziarie riguardanti la penosa vicenda delle due Banche Popolari Venete che, dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta, il Procuratore di Vicenza ha escluso ogni responsabilità della Vigilanza riguardo le cosiddette “operazioni baciate” e gli altri trucchi posti in essere dagli ex vertici della BPVI, che hanno contribuito a condurla al dissesto, perché agli ispettori della Banca d’Italia sarebbero stati nascosti i documenti.

Reato di ostacolo alla vigilanza, a quanto pare.

Quindi nessuna responsabilità di Bankitalia, con buona pace delle migliaia di azionisti e obbligazionisti che ci hanno rimesso tutto e che, a quanto pare, non potranno prendersela più con nessuno.

Leggiamo anche che tre funzionari di Bankitalia, tra cui l’ex capo della segreteria di Mario Draghi, sarebbero stati poi assunti proprio dalla BPVI, ma anche questo sembra non autorizzi a sostenere che la Vigilanza sapeva, o avrebbe dovuto sapere.

No, non sapeva nulla. E non importa nemmeno che in Veneto lo sapessero tutti, tanto diffuse erano queste operazioni.

E ancora, leggiamo che la BIM, considerata forse l’unico “gioiello” rimasto in portafoglio alla liquidazione di Veneto Banca, è stata venduta dai liquidatori per 24 milioni di euro, quando tre anni fa di milioni ne valeva 562 e vi era un’offerta sul tavolo, ma l’operazione fu stoppata da Bankitalia.

Le cose sono andate male, pazienza.

Poveri risparmiatori, questo è il sacrosanto principio del “bail-in”, gli si dovrà  spiegare.

E Bankitalia poteva non sapere.

 

Paolo Venuti